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IL BURNOUT

Aggiornamento: 28 mar

Negli ultimi anni diversi studi clinici ed epidemiologici hanno messo in luce come gli operatori sanitari siano particolarmente soggetti a sviluppare quadri psicopatologici variamente articolati, ma riconducibili a forme stress-correlate. Tra queste, rientra ormai anche nel linguaggio comune il concetto di “sindrome da burnout” (BOS), ad indicare, secondo una delle più autorevoli definizioni in materia, una sindrome da esaurimento emotivo, depersonalizzazione e riduzione delle capacità mentali (Maslach, 1982), derivante dallo squilibrio fra le richieste lavorative e le capacità della persona di soddisfarle. La BOS era stata descritta inizialmente, ed in effetti si riscontra particolarmente, in quelle professioni in cui il lavoratore si occupa di altre persone: fra queste, medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali ed operatori sanitari in genere. Recentemente è emerso altresì il potenziale traumatico correlato ad alcune categorie lavorative ,al punto che nell’ultima edizione del Manuale Statistico e Diagnostico dei disturbi mentali (DSM-5 TR) (APA, 2013), per la prima volta, l’esposizione professionale ripetuta o estrema a dettagli crudi di evento/i traumatico/i, tipica degli operatori che si trovino sovente in contatto con quadri clinici estremamente critici e spesso fatali, viene contemplata come possibile criterio A, necessario per porre diagnosi di PTSD.





Le manifestazioni sintomatologiche stress-correlate possono essere varie, ad espressività sia somatica (per esempio, spossatezza, cefalea, disturbi gastrointestinali, insonnia) che psichica (per esempio, alterazioni negative di pensieri ed emozioni, irrequietezza, aumentato arousal fino alla sospettosità, ipoprosessia, condotte di evitamento, sentimenti di frustrazione, rabbia, colpa, inadeguatezza, distacco), con conseguenze non solo nell’ambito professionale, ma anche nella sfera personale. Tali soggetti manifestano frequentemente alterazioni timiche o dei ritmi cronobiologici, così come sintomi d’ansia, e non di rado ricorrono ad alcol, sostanze o farmaci come “autoterapici”. I sintomi ansiosi, depressivi e post-traumatici da stress possono ripercuotersi seriamente anche sulle prestazioni lavorative: diversi studi riportano in questi casi l’aumento di omissioni nei turni, la perdita di giorni di attività, errori nella somministrazione della terapia, varie difficoltà nella pratica assistenziale, con conseguente diminuzione della sicurezza e della soddisfazione dei pazienti (Gärtner et al., 2010). È doveroso specificare che il trauma rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo di una psicopatologia e che non necessariamente l'esposizione ad eventi traumatici conduce allo sviluppo di PTSD; diversi altri fattori entrano in gioco, fra cui la storia e le caratteristiche individuali, prima fra tutte la capacità di resilienza.

Nel caso in cui si sperimenti una sintomatologia di questo tipo che non tende a scomparire o ad alleviarsi nel tempo, è fondamentale rivolgersi ad un professionista psicologo psicoterapeuta per imparare a gestire questo stato emotivo al fine di arginare il suo potere invalidante e a recuperare uno stato di benessere, Nell'azienda per cui lavori c'è un Servizio di Psicologia con un Centro di Ascolto in cui troverai degli specialisti che potranno aiutarti a superare questo momento.

Nel frattempo, nelle sezioni "Strategie per il benessere" e "Mindfulness & Tecniche di rilassamento" puoi trovare degli strumenti utili che possono esserti utili per gestire quest'emozione


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