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L'ABUSO DI ALCOL

Aggiornamento: 2 apr


L’alcol, o alcol etilico, è una sostanza psicoattiva che agisce principalmente sul sistema nervoso centrale modificandone il funzionamento e, al pari di altre sostanze, è capace di indurre una forte dipendenza sia psichica che fisica. Il consumo di alcol, infatti, può arrivare a rappresentare un vero e proprio disturbo nel momento in cui comporta una compromissione del funzionamento psico-socio-comportamentale della persona.

Nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico, il DSM-5, l’“Abuso di alcol” e la “Dipendenza da alcol” vengono integrati in un unico disturbo, inserito nel capitolo dei “Disturbi Correlati a Sostanze”. La “Dipendenza da Alcol” viene considerata come una malattia cronica, recidivante e potenzialmente mortale, caratterizzata dall’incapacità da parte della persona di astenersi dal consumo di bevande alcoliche. La persona, in questo caso, non riesce a gestire il proprio rapporto con l’alcol: nonostante sia consapevole di tutti i problemi di salute, relazionali, affettivi, lavorativi e sociali causati dall’abuso di alcol, sente un enorme bisogno di bere (craving) e, una volta iniziato, non riesce a smettere.

La diagnosi è definita dall'associazione di almeno 2 tra i 9 criteri diagnostici di seguito riportati:

  1. Il fatto che l'alcol è spesso assunto in quantità maggiori o per periodi più prolungati di quanto fosse nelle intenzioni;

  2. Il desiderio persistente o tentativi infruttuosi di ridurre o controllare il consumo di alcol;

  3. L'impiego di una grande quantità di tempo per attività necessarie a procurarsi l'alcol (per es. percorrere lunghe distanze) o per riprendersi dai suoi effetti;

  4. Craving, cioè il forte desiderio o spinta all'uso dell'alcol;

  5. Uso ricorrente di alcol che causa un fallimento nell’adempimento dei principali obblighi di ruolo sul lavoro, scuola, casa;

  6. Consumo continuativo di alcol nonostante la presenza di persistenti o ricorrenti problemi sociali o interpersonali causati dagli effetti dell'alcol;

  7. L'abbandono di importanti attività sociali, lavorative o ricreative a causa dell'uso dell'alcol;

  8. Uso ricorrente di alcol in situazioni nelle quali è fisicamente pericoloso;

  9. Uso continuato di alcol nonostante la consapevolezza di un problema persistente o ricorrente, fisico o psicologico, che è stato probabilmente causato o esacerbato dalla sostanza.

  10. Presenza di “Tolleranza”, cioè definita da uno dei punti seguenti:

    1. La necessità di quantità marcatamente aumentate di alcol atte a raggiungere lo stato di intossicazione o l’effetto desiderato;

    2. Un effetto notevolmente diminuito con l’uso continuativo della stessa quantità di alcol.

  11. Presenza di “Astinenza”, che equivale ad uno stato di sofferenza dovuto all’assenza dell’effetto farmacologico o tossico di una sostanza alla quale l’organismo è divenuto dipendente; si può manifestare o come:

    1. Sindrome da astinenza da alcol (con una serie di disturbi gravi a carico della persona che abusa di alcol, il quale ha interrotto o ridotto la dose abituale di sostanza); O QUANDO:

    2. L’alcol o una sostanza strettamente correlata (ad es. depressori del Sistema Nervoso Centrale (SNC) come le benzodiazepine) vengono assunti per alleviare o evitare sintomi dell’astinenza.

Il Disturbo da abuso alcolico viene inoltre tipizzato secondo diversi indici di gravità:

  • Lieve è suggerito dalla presenza di 2-3 criteri diagnostici;

  • Moderato da 4-5 criteri diagnostici;

  • Grave da 6 o più criteri diagnostici.

Cause e fattori di rischio

Sulla base del modello bio-psico-sociale, è possibile identificare i seguenti fattori di rischio biologico-genetici:

  • familiarità, sulla base della quale vi è una maggiore probabilità di sviluppare una forma di alcolismo nel caso in cui uno o entrambi i genitori siano alcolisti;

  • modifiche strutturali delle connessioni neurali di specifiche aree coinvolte nel meccanismo del rinforzo e della ricompensa;

  • alterazioni neurochimiche nella produzione di determinati neurotrasmettitori tra cui dopamina, serotonina, endorfina ed epinefrina.

Tra i fattori di rischio di tipo psicologico troviamo:

  • comorbidità con altri disturbi psichiatrici, come ad esempio depressione, ansia, disturbo bipolare, disturbo ossessivo compulsivo (DOC), disturbi di personalità e difficoltà nel controllo degli impulsi;

  • aver vissuto esperienze traumatiche, quali abusi, violenza domestica o neglect, nell’infanzia e/o nell’adolescenza;

  • difficoltà nella regolazione emotiva, in quanto l’alcol avrebbe l’obiettivo di regolare stati emotivi spiacevoli e indesiderati;

  • bassa autostima.

Tra le cause di origine ambientali troviamo invece:

  • stile di vita particolarmente stressante (Istituto Europeo Dipendenze, 2021);

  • aver messo in atto particolari forme di modeling, ossia forme di apprendimento di un dato comportamento attraverso l’osservazione e imitazione di quest’ultimo;

  • essere cresciuti in un contesto in cui l’uso di alcol risulta essere un comportamento socialmente accettato.

Altri fattori di rischio hanno a che fare con:

  • genere: i maschi sembrano essere più propensi a sviluppare tale forma di dipendenza (Flores-Bonilla et al.; 2020);

  • età: chi comincia a bere in giovane età è più a rischio di sviluppare alcolismo e malattie correlate all’alcol.


Possibili fattori di rischio nel caregiver oncologico

L’impatto del tumore incide inevitabilmente su chi se ne prende cura, con conseguenze negative anche sul benessere psicologico. L’assistenza ai pazienti oncologici comporta infatti nei familiari lo sviluppo di elevati livelli di stress, che concorrono all’insorgenza e al mantenimento di disturbi che possono mettere a repentaglio la salute, come la depressione. Elevati livelli di stress e depressione, uniti ad una difficoltà di gestione delle emozioni, rappresentano importanti fattori di rischio per l’insorgenza di problematiche di abuso di alcol.


Depressione e abuso di alcol

Le persone affette da depressione a volte ricorrono al consumo eccessivo di alcol per intorpidire le emozioni che li assalgono e che non sono in grado di gestire o esprimere. Bevono per dimenticare il loro disagio, per affrontare la loro sofferenza o per dormire un po'.

In effetti, la sofferenza mentale può incoraggiare il consumo di alcol. A breve termine, il bere dà a questi pazienti una sensazione di sollievo, di allontanamento dai loro problemi e fornisce un effetto calmante o lenitivo. L'alcol è spesso visto come un tentativo di automedicazione.

Gli effetti immediati dell'alcol sono fuorvianti e possono aggravare lo stato depressivo.

Così, la sensazione di miglioramento dell'umore è di breve durata e si dissipa rapidamente. Inoltre, l'alcol ha effetti depressivi (riduzione delle funzioni cerebrali, stanchezza, difficoltà di concentrazione, tristezza, ecc.) che sono strettamente legati alla sua interferenza con il funzionamento di diversi neurotrasmettitori.

I primi segni di depressione (insonnia, stanchezza, irritabilità, disinteresse generale) sono gli stessi dell'alcolismo. Inoltre, una grande maggioranza di persone dipendenti dall'alcol sperimentano sintomi di depressione durante la loro vita. La depressione è spesso legata alla bassa autostima o alle relazioni sociali ed emotive rese difficili dall'uso cronico di alcol.

La combinazione di depressione e dipendenza dall'alcol non è rara. Segni di dipendenza dall'alcol si trovano in quasi una persona depressa su dieci. Allo stesso modo, circa il 40% dei pazienti alcol-dipendenti hanno disturbi depressivi.

Tuttavia, è ancora difficile determinare se i disturbi depressivi precedono i problemi legati all'alcol o viceversa. Una delle teorie più frequentemente avanzate dalla professione medica è che non appena appaiono i primi sintomi della depressione, il dolore e la tristezza, l'alcol può aiutare a seppellire questi sentimenti e dare un'impressione di benessere. Questo è solo temporaneo, perché una volta che gli effetti dell'alcol sono svaniti, l'infelicità ritorna. Il paziente è quindi tentato di ripetere l'esperienza fino ad entrare nel circolo vizioso della dipendenza dall'alcol.

Queste due patologie non si mescolano bene. In effetti, una può portare all'altra, o addirittura aggravarla, rendendola ancora più difficile da trattare.


Cosa fare?

La presenza di umore basso e alti livelli di stress compromette il benessere psicofisico del caregiver che potrebbe utilizzare l’alcol come strategia per sedare le proprie emozioni. Diventa, dunque, importante riconoscere quando sono presenti delle difficoltà e avvalersi dell’aiuto di un professionista per una valutazione psicologica così da prendersi cura di se stessi. Inoltre, è possibile iniziare ad usare delle strategie funzionali che possono essere utili per contrastare l’umore basso o livelli di stress eccessivi.


Puoi trovare questi strumenti nella sezione “Strategie per il benessere” e “Mindfulness & Tecniche di rilassamento”.



Bibliografia:

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