top of page

LA COMUNICAZIONE CON IL PAZIENTE E IL CAREGIVER

Aggiornamento: 28 mar

Il tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura. È uno dei principi che sottolinea la legge sul Consenso informato e le Disposizioni anticipate di trattamento, la cui importanza si è compresa soprattutto a partire dal periodo della pandemia da Covid-19. Una corretta comunicazione tra medico e paziente permette di stabilire una vera e propria alleanza terapeutica, in cui i pazienti non sono più oggetto passivo della terapia, ma sono in grado di prendere decisioni fondamentali nel percorso di salute, sia in caso di malattie acute, sia di cronicità, proprio perché correttamente informati.

La cultura del paziente relativamente alla propria patologia si fonda quindi su informazioni accessibili e corrette che gli vengono fornite dal curante coinvolgendo anche familiari e caregiver. Questo nuovo approccio crea un forte legame medico-paziente con una serie di vantaggi quantificabili, sui quali si è concentrata l’attenzione, per esempio, di un gruppo di ricercatori della Stanford University, negli Usa, i quali in uno studio  pubblicato su Jama Network hanno mostrato come la corretta comunicazione medico-paziente migliori la diagnosi, l’aderenza ai trattamenti prescritti e possa influire positivamente su alcuni esiti.

In particolare è certo che una buona comunicazione tra medico e paziente permette di:

  • garantire l’aderenza terapeutica attraverso un rapporto franco ed efficace

  • assicurare supporto in ogni fase della malattia

  • fornire suggerimenti per migliorare la qualità della vita

  • avere un impatto positivo sull’umore del paziente stesso


Al fine di sensibilizzare il personale sanitario ad utilizzare la comunicazione come strumento di cura e a gestirla in particolar modo in situazioni difficili, sono stati realizzati dei Corsi di Formazione dal Servizio di Psicologia in collaborazione con Servizio di Prevenzione e Protezione alla SSD Gestione Rischio Clinico ed al SITRO su "La comunicazione delle cattive notizie" con i seguenti obiettivi:


  • Aumentare il senso di efficacia comunicativa e, soprattutto, di soddisfazione personale nell’assolvere ad una delle responsabilità più dure del lavoro di sanitario;

  • Rendere la comunicazione meno dolorosa possibile sia per l'operatore sanitario che per il destinatario della comunicazione (paziente, genitore, figli...)

  • Ridurre i conflitti con l’interlocutore e le controversie legali

  • Proteggere gli operatori dal rischio di sofferenza lavorativa cui espone il confronto ripetuto con la sofferenza dell’altro


Il modello S.P.I.K.E.S

SPIKES è l’acronimo utilizzato come nome di un protocollo ampiamente accreditato in ambito scientifico finalizzato alla comunicazione medico – paziente di notizie negative circa la salute di quest’ultimo. Si articola attraverso 6 fasi utili a raggiungere i quattro obiettivi di questo genere di dialogo: ottenere informazioni dal paziente, trasmettere informazioni mediche, supportare il paziente e stimolarne la partecipazione nello sviluppo della strategia di trattamento da adottare.


1.      FASE 1 - SETTING UP - IMPOSTARE: In questa fase è importante prestare attenzione al luogo in cui verrà comunicata la cattiva notizia, avendo cura che sia confortevole e che garantisca la privacy, e decidere in merito all'eventuale coinvolgimento dei caregivers. Nel dare la comunicazione è importante sedersi, stabilire una connessione con il paziente mantenendo sempre un contatto visivo e gestendo il tempo e le interruzioni necessarie;

2.      FASE 2 - PERCEPTION - PERCEZIONE DA PARTE DEL PAZIENTE: In questa fase è importante porre domande aperte con cui cercare di ricostruire la percezione del paziente rispetto la propria condizione clinica al fine di chiarire eventuali incomprensioni o correggere alcune incomprensioni. In questo modo è possibile indagare la presenza di meccanismi di difesa finalizzati al rifiuto della malattia

3.      FASE 3 - INVITATION - OTTENERE L'INVITO DEL PAZIENTE: Nella maggior parte dei casi i pazienti desiderano conoscere con esattezza la propria diagnosi, la prognosi e i dettagli della malattia. In alcuni casi, tuttavia, questa volontà è assente. Un meccanismo psicologico di difesa può portarli a evitare notizie spiacevoli sulle proprie condizioni.

4.      FASE 4. KNOWLEDGE: TRASMETTERE INFORMAZIONI: Avvisare il paziente che che sta per ricevere informazioni negative in merito al suo stato di salute può aiutarlo a diminuire lo shock. E' bene fare riferimento alle seguenti indicazioni:

  • il vocabolario e il linguaggio utilizzati devono essere adatti al livello di comprensione del paziente

  • una buona prassi è quella di usare parole comuni al posto di tecnicismi

  • evitare gli eccessi di franchezza e di lasciare il paziente da solo frettolosamente

  • dare l’informazione in piccole parti, valutandone la comprensione

  • in presenza di diagnosi essenziali, evitare di usare frasi come “non c’è nient’altro che possiamo fare”

5.      FASE 5 - EMOTION - INDIRIZZARE L'EMOTIVITA' DEL PAZIENTE CON EMPATIA: Far fronte alla reazione del paziente è una delle sfide più difficili nella trasmissione di cattive notizie. La reazione emotiva del paziente può essere molto varia e il medico può offrire sostegno o solidarietà attraverso un approccio empatico. Questo consiste di quattro step:

·         Osservare qualsiasi emozione da parte del paziente.

·         Identificare l’emozione del paziente dandole un nome da se stessi.

·         Risalire alle radici di quell’emozione, alle sue ragioni. Anche con domande aperte al paziente.

·         Dopo aver dato al paziente il tempo necessario per esprimere le proprie emozioni, lasciare che questi avverta la connessione del medico al suo stato emotivo.

6.      FASE 6 - STRATEGY E SUMMARY - STRATEGIA E RIEPILOGO: Dopo aver chiesto al paziente se si sente in grado di affrontare l’argomento, è possibile pianificare una strategia per il futuro. I pazienti che adottano una chiara strategia per affrontare i giorni a seguire dimostrano meno ansia. Presentare le opzioni sui trattamenti da adottare permette di far percepire al paziente che il medico ha a cuore i suoi voleri. Condividere le decisioni terapeutiche permette anche al medico di ridurre il senso di fallimento in caso di esiti negativi. È importante valutare sempre le incomprensioni del paziente per prevenire la sua naturale tendenza a sovrastimare l’efficacia o fraintendere gli scopi di una terapia.





Comments


bottom of page