top of page

LA FATICA DELL'ESSERE CAREGIVER

Aggiornamento: 8 mar




L’attività di assistenza, che può insorgere nella vita del caregiver improvvisamente oppure progressivamente con l’aggravarsi delle condizioni del proprio familiare, comporta l’assunzione di una serie di responsabilità e preoccupazioni. Tra le difficoltà legate al ruolo rientra la questione della preparazione. Infatti il caregiving si differenzia da molte altre attività, in quanto viene svolto senza una particolare formazione o preparazione tecnica preliminare. Inoltre, c’è una questione ancor più importante: diventare caregiver non è una scelta, ma una condizione obbligata. Il caregiver è spesso l’unico familiare dell’ammalato, oppure l’unico che sia nelle condizioni di aiutarlo.  

Lo stress rappresenta una reazione psicofisica normale a situazioni che mettono a dura prova le energie dell’individuo. Quando però le richieste dell’ambiente superano effettivamente le capacità di fronteggiamento della persona, ci possiamo trovare in presenza del fenomeno di burden del caregiver. Il burden, ossia il “carico” fisico e psicologico del caregiver, consiste in una forma di stress cronico attribuibile all’impegno nella cura profusa nei confronti del familiare ammalato.

Il burden legato al caregiving deriva sia da elementi oggettivi, cioè tutte le attività da svolgere quotidianamente per la cura della persona ammalata, sia soggettivi, che comprendono la reazione emotiva del caregiver alla situazione.

Quello del caregiver è un ruolo che non prevede molti momenti di riposo fisico, vita sociale e svago, ma soprattutto che non prevede momenti di pausa per quanto riguarda la componente psicologica di dolore e preoccupazione per il proprio caro.

Il burden è una vera e propria sindrome dovuta al carico di ore ed energie fisiche dedicate all'assistenza dei propri familiari. Comporta la privazione dei propri spazi di vita personale e sociale e una condizione di preoccupazione e sofferenza legata allo stato di malattia della persona cara. A questa situazione ne consegue spesso la perdita degli amici, ma anche problemi con il partner, in ambito lavorativo e in generale una riduzione del livello di benessere psicofisico. Le manifestazioni sono infatti simili a quelle riscontrabili nel burnout (esaurimento).

 

Vengono comunemente riportati sintomi psichici, alterazioni delle abitudini alimentari e del sonno, riduzione delle capacità di attenzione e concentrazione, sedentarietà, ridotta cura del proprio stato di salute, disturbi psicosomatici, etc. Numerosi sono i vissuti emotivi che spesso caratterizzano la quotidianità del caregiver, tra i quali è possibile citare elementi di tristezza, impotenza, senso di colpa e rabbia.

 

In molti casi il caregiver tende ad attribuire il suo stato di malessere alla stanchezza e pensa che il problema potrebbe essere risolvibile con un po’ di riposo in più, del quale tra le altre cose non riesce a godere per motivi oggettivi. Questo significa che la persona può essere inconsapevole di versare in condizioni di burden, in quanto non attribuisce il suo stato di disagio a una causa specifica e pertanto, non si attiva per cercare di migliorare tale condizione.

 

Lo stato di esaurimento psicofisico e di disagio psicologico possono invece realmente incidere sullo stato di salute e sullo sviluppo di sintomi psichici, con un generale peggioramento del benessere e della qualità di vita, fino a rendere necessario l’intervento di specialisti per un aiuto professionale mirato.

I fattori protettivi rispetto all’esordio del burden sono il senso di autoefficacia e la resilienza, che contrastano i sopracitati vissuti di impotenza e di esaurimento psicofisico. Alla base della prevenzione vi è anche la presenza di una rete sociale di supporto funzionale e stabile attorno a caregiver e ammalato.

 

Importante a tal proposito anche l’atteggiamento di consapevolezza da parte del caregiver, che deve essere attento oltre che alle proprie condizioni fisiche, anche ad ascoltare i propri stati interni, in termini di pensieri e stati emotivi. È infatti importante valutare in modo costante il livello del proprio grado di benessere e agire di conseguenza. Bisogna garantirsi un buon grado di cura dei propri bisogni e conservarsi degli spazi per ricaricare le energie. Fondamentali risultano un giusto riposo e lo svolgimento di attività che facciano bene al corpo e alla mente.

 

In alcuni casi, però, l’iniziativa autonoma non basta e serve chiedere aiuto a uno specialista. La psicoterapia può fornire uno spazio di ascolto in cui elaborare strategie di fronteggiamento delle situazioni di sofferenza legate al caregiving.


Ricordando l’importanza di richiedere il supporto di un professionista, nelle sezioni "Strategie per il benessere" e "Mindfulness & Tecniche di rilassamento" puoi trovare degli audio di tecniche di rilassamento e di immaginazione che possono aiutarti a gestire questo momento.


Fonti:

Comments


bottom of page