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VIOLENZA NEI CONFRONTI DEGLI OPERATORI SANITARI

Aggiornamento: 2 apr


Negli ultimi anni si è assistito ad una crescita esponenziale e preoccupante degli episodi di violenza nei

confronti degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie. Spesso si tratta di forme di violenza

provenienti dagli stessi pazienti o dai loro caregiver, che si traducono in aggressioni fisiche, verbali o di comportamento. La preoccupazione di fronte a tali episodi ha portato le diverse istituzioni operanti nel sistema a realizzare nel tempo specifici monitoraggi, documenti, raccomandazioni con finalità diverse, e proprio con l’obiettivo di assicurare un lavoro sinergico da parte delle istituzioni, il legislatore ha ritenuto necessario individuare un apposito organismo che coinvolgesse tutti gli stakeholder di riferimento.

In tale contesto la legge 14 agosto 2020, n. 113 avente ad oggetto “Disposizioni in materia di sicurezza

per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni”, all’art. 2, ha

previsto l’istituzione dell’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie e Socio-sanitarie (ONSEPS), con specifici compiti di monitoraggio, studio e promozione di iniziative volte a garantire la sicurezza dei professionisti.

L’Osservatorio si è insediato l’11 marzo 2022, in occasione della prima “Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari” istituita, dalla medesima legge n. 113 del 2020, il 12 marzo di ogni anno al fine di sensibilizzare la cittadinanza a una cultura che condanni ogni forma di violenza.

La sicurezza sul luogo di lavoro costituisce una questione di rilevante e crescente importanza soprattutto in relazione alla necessità di promuovere la salute dei lavoratori in base a specifici obblighi normativi. Questo aspetto risulta ancora più rilevante se si considera il contesto sanitario, per le implicazioni che comporta la sicurezza degli operatori sanitari. Dal 2002 al 2013, gli incidenti che si sono verificati sul luogo di lavoro sono stati, infatti, molto più frequenti per il settore sanitario e di assistenza sociale rispetto ad altre aree (NIOSH, 2015).

L’Osservatorio europeo sui rischi dell’European Agency for Safety and Health at Work (EU-OSHA), ha indicato nella violenza e nelle molestie i rischi psicosociali emergenti in materia di sicurezza e salute (EUOSHA 2010). Si tratta di un fenomeno in crescita negli ultimi anni in tutto il mondo soprattutto nel settore sanitario, anche in scenari di crisi e di emergenza umanitaria (WHO 2016; Haar et al. 2021), che, oltre a deteriorare le condizioni di lavoro e la qualità della sicurezza delle cure, costituisce uno specifico rischio lavorativo da contrastare tramite idonee misure di prevenzione. L’esposizione alla violenza degli operatori del settore sanitario può risultare anche più di dieci volte superiore a quella di operatori di altri settori (Najafi et al., 2014).

Nella letteratura internazionale sono presenti differenti definizioni per descrivere la violenza sul posto

di lavoro tra cui quella del National Institute of Occupational Safety and Health (NIOSH) che la identifica come “ogni aggressione fisica o tentativo di aggressione, comportamento minaccioso o abuso verbale che si verifica nel posto di lavoro” (NIOSH, 2002). L’OMS e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) hanno proposto congiuntamente una definizione generale di violenza sul luogo di lavoro: “Incidenti in cui i lavoratori sono abusati, minacciati o aggrediti in situazioni correlate al lavoro, incluso il trasferimento, e che comportano un rischio implicito o esplicito per la loro sicurezza, benessere o salute” (OMS 2002, ILO 2006).

Pur riconoscendo una oggettiva difficoltà per la classificazione delle diverse forme di violenza, soprattutto per il frequente sovrapporsi della violenza fisica e psicologica, sono stati definiti i due concetti di violenza fisica e violenza psicologica, quest’ultima per molto tempo sottostimata come rilevanza e frequenza. La violenza fisica si identifica con “l’uso della forza fisica contro una persona o un gruppo che esiti in una lesione fisica, sessuale o psicologica”. La violenza psicologica comporta “l’impiego intenzionale della forza, comprese le minacce del ricorso alla forza fisica, contro una persona o un gruppo che esiti in un danno fisico, mentale, spirituale, morale o sociale”. L’Occupational Safety and Health Administration (OSHA) ha adottato una ulteriore definizione: “ogni atto o minaccia di violenza fisica, molestia, intimidazione, o qualsiasi altro comportamento minaccioso che si verifica sul posto di lavoro, spaziando da minacce, abuso verbale all’aggressione fisica fino all’omicidio può coinvolgere lavoratori, clienti, utenti e visitatori” (OSHA 2004).


Tipologia di violenza

Come indicato nella definizione del NIOSH (NIOSH, 2002), esistono varie tipologie di violenza che gli operatori sanitari e, in particolare, gli infermieri possono subire(Hesketh et al., 2003):


• aggressione fisica (es. essere spinti, colpiti, ricevere sputi);

• tentativo di aggressione (verbale o scritta con intenzione di recare danno);

• aggressione emotiva, che si esplicita con atteggiamenti dannosi (insulti, gesti, umiliazione

davanti al gruppo di lavoro, coercizione);

• molestia sessuale verbale (domande intime non desiderate o richiami di natura sessuale);

• violenza sessuale (qualsiasi contatto o atto sessuale forzato).


Le forme di violenza verbale più frequenti sono insulti e urla; mentre ricevere una spinta è la forma di violenza fisica più frequente. Il comportamento violento avviene spesso secondo una progressione che,

partendo dall’uso di espressioni verbali aggressive, arriva fino a gesti estremi quali l’omicidio. La conoscenza di tale progressione può consentire al personale di comprendere quanto accade ed interrompere il corso degli eventi (Ministero della Salute, Raccomandazione n. 8, 2007). Le aggressioni tendono infatti a seguire lo stesso schema e sono prevalentemente verbali e psicologiche, spesso accompagnate da minacce (Serrano Vicente et al., 2019).

Le aree assistenziali in cui questi episodi accadono con maggiore frequenza sono i dipartimenti di emergenza urgenza e le psichiatrie, in cui la violenza sul luogo di lavoro è percepita ed accettata dagli infermieri come parte del lavoro stesso (Ayasreh e Hayajneh, 2021; Pich et al., 2017; Hesketh et al., 2003).

Nelle terapie intensive, invece, l’incidenza risulta essere ridotta per quanto riguarda gli episodi di violenza fisica causata dai pazienti o dai familiari (Pich et al., 2010).

La maggior parte degli studi mostrano che l’eccessivo tempo di attesa nell’erogazione delle prestazioni

costituisce il principale fattore determinante il verificarsi di episodi di aggressione e violenza contro gli

operatori sanitari (Algwaiz e Aghanim, 2012; Hamdam e Abu Hamra, 2015; Davey et al., 2020; Shafran-

Tikva et al., 2017; Raveel e Schoenmakers et al., 2019; Serrano Vicente et al., 2019).



Ciclo dell'aggressione



Il ciclo dell'aggressione riproduce il processo di progressione in cui spesso nasce e si manifesta il comportamento violento che, partendo dall’uso di espressioni verbali aggressive, arriva fino a gesti estremi quali l’omicidio.

La conoscenza di tale progressione può consentire al personale sanitario di comprendere quanto accade ed interrompere il corso degli eventi.

Il ciclo dell’aggressione si compone di più fasi che vanno prontamente riconosciute poiché ciascuna di esse risulta associata a specifiche tecniche di intervento. Il ciclo dell’aggressività si scatena solitamente a seguito di uno o più stimoli (veri o presunti) che l’aggressore percepisce come avversativi (trigger).

Diventa quindi fondamentale per l'operatore sanitario apprendere le tecniche di de - escalation, ovvero imparare degli interventi di desensibilizzazione progressivamente volti a ridurre e contenere lo sviluppo naturale del ciclo dell’aggressione. La de-scalation si basa sull'assunto che alla base degli atti di aggressività vi è un’attivazione psicofisiologica (arousal) che comporta cambiamenti somatici e psicologici, primariamente cognitivi che si producono in relazione alla percezione di una minaccia.

Il ciclo dell’aggressione si compone di 5 fasi (le fasi 1 e 2 sono quelle della pre-aggressione), per ciascuna delle quali vi è una particolare indicazione delle varie tecniche di intervento che devono essere tempestive. Particolare attenzione merita la fase del recupero quando apparentemente tutto sembra sedato, in quanto potrebbero riattivarsi od esplodere crisi di rabbia a causa della percezione di nuovi fattori di attivazione da parte del paziente.

Dal 2019 nell'Azienda Ospedaliera "Santa Maria" sono stati pensati e resi obbligatori per i dipendenti dei Corsi di Formazione su “La gestione del conflitto e la prevenzione della violenza sugli operatori”, frutto di una collaborazione tra GRC e DMPO e Servizio di Psicologia. Questi corsi aziendali miravano alla sensibilizzazione del personale sanitario alla segnalazione dell'evento violento e alla conoscenza di tecniche di de-escalation da utilizzare in caso di aggressione.


Procedura di segnalazione degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari in Azienda Ospedaliera Santa Maria


All'interno del sito aziendale nell'area relativa alle procedure del Rischio clinico è possibile consultare e scaricare le procedure per la prevenzione degli atti di violenza nei confronti degli operatori sanitari.



Informativa-dipendenti-vittime-di-atti-di-violenza_Dcs692-2019
.pdf
Scarica PDF • 179KB


Procedura-prevenzione-atti-di-violenza-operatori_Aggiornamento_DDG1218-2021
.pdf
Scarica PDF • 21.80MB

Modulo per la segnalazione di aggressioni
.pdf
Scarica PDF • 1.37MB


Normativa di riferimento


ministero prevenire violenza
.pdf
Scarica PDF • 99KB

Se sono "io" a subire violenza durante il mio turno di lavoro?


E' possibile che capiti a me essere vittima di violenza da parte di un paziente o di un suo familiare, e nonostante io abbia segnalato l'episodio e sia tutto passato, in realtà da un punto di vista emotivo io non mi senta più sicur* a tornare al lavoro, abbia paura, sperimenti uno stato di allerta costante e di pensieri ricorrenti ed intrusivi riferiti alla violenza subita. Sono emozioni normali a seguito di un evento traumatico come puo' essere un'aggressione, ed io ho il diritto e il dovere di ritornare al mio benessere, lavorativo e personale, com'era precedentemente all'evento.

Al Centro di ascolto e al Servizio di Psicologia sono presenti psicologi psicoterapeuti formati in EMDR , un approccio psicoterapico interattivo e standardizzato, scientificamente comprovato da più di 44 studi randomizzati controllati condotti su pazienti traumatizzati e documentato in centinaia di pubblicazioni che ne riportano l’efficacia nella desensibilizzazione del trauma, che potranno aiutarti a lasciare andare quell'idea di te in pericolo, impotente, impaurita legata a quel brutto momento e tornare a lavorare in condizioni di benessere.



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